Siamo procacciatori o esche della musica?

Quotidianamente affidiamo i nostri umori, le nostre attività e le nostre relazioni a qualche playlist preconfezionata e impacchettata da qualcuno che lo fa al posto nostro. Siamo diventati davvero così pigri e svogliati nell’essere ricercatori attivi della musica che preferiamo?

Qualcuno sicuramente dirà che grazie alle playlist si scoprono artisti e brani che mai si conoscerebbero.

(e chissà quanti ce ne perdiamo affidandoci a degli algoritmi! – mi verrebbe da dire!)

Quello che manca, però, è una ricerca attiva. Un po’ quella raccontata nel precedente articolo.

Oggi sembra che non ci sia il tempo per fermarsi, neanche per scegliere consapevolmente cosa ascoltare. Tutti sempre in corsa tra appuntamenti e impegni che sfociano in pollici che scrollano bacheche e home in cerca dell’ultimo video virale o l’ennesima polemica da alimentare.

E allora ecco che ci va bene che qualcuno faccia per noi una scelta, tanto quello che conta è non rimanere a secco di musica!

Ma non credo ci sia solo questo!

Infatti, se da un lato abbiamo rinunciato ad essere procacciatori attivi di buona musica, dall’altro abbiamo guadagnato la possibilità di accesso ad una quantità maggiore di musica a discapito dei soliti “quattro-cinque” nomi su cui le etichette discografiche decidevano di investirci chissà quale capitale.

Siamo procacciatori passivi, è vero. E questo è un vantaggio per la musica che ha la possibilità di passare in cuffie distratte con la speranza di acchiappare l’attenzione di qualcuno.

Ma tutto questo ci basta?

E se piuttosto che definirci procacciatori passivi, ci definissimo esche di un sistema che ci imbocca musica veicolata da algoritmi e numeri lontani dalla nostra consapevolezza? O meglio: e se pagassimo cara la nostra disattenzione e pigrizia a discapito di tanta musica che meriterebbe il nostro andarla a scovare lontana dai riflettori?

Il fulcro, dunque, potrebbe risiedere nel fatto che la fruizione musicale concessa – a fronte di un abbonamento mensile – dalle piattaforme digitali è una variabile importante nel dividere i fruitori musicali (più o meno appassionati) che accettano il processo legato all’affidare ad anonime playlist la costruzione dei propri gusti musicali, rispetto a coloro che scelgono quello che realmente gli interessa.

No, non è una banalità. E’ un processo che subiamo. Un algoritmo che sazia prontamente la nostra fame di musica. In altre parole potremmo sostenere che il piacere diventa fine a se stesso, privo di reale interpretazione, di messa in gioco e reale scambio. Tutte cose di cui non se ne sente più il bisogno.

Ma come si è arrivato a tutto questo? E’ bastata davvero solo una sterzata del mondo della musica?

Ebbene, forse no. Una delle cause, mi vien da pensare, è d’impatto sociale.

Il costo della vita media si è alzato e il livello di sicurezza economica – che sia un lavoro stabile o una base economica certa – per i giovani si è abbassato notevolmente. Un quadro sociale (di cui non si vuole entrare nel merito) che ha giocato sicuramente un ruolo a sfavore degli investimenti nell’arte, a meno che quest’ultima non sia qualcosa di basilare e profondo nella vita quotidiana e non un semplice tappeto, una distrazione, una colonna sonora della propria quotidianità.

A questo punto non resta che chiedersi: dove risiede il punto d’incontro di queste due visioni?

Indubbiamente nel futuro e nel futuro della musica. Quello rappresentato dalla musica Live. Si, perchè al di là di ogni concezione, il Live continua e continuerà a rappresentare il vero banco di prova della qualità musicale, sia per i fruitori che per l’artista in sè. Il luogo in cui le emozioni si sprigionano in nome della condivisione più vera.

E’ il momento in cui il pubblico è li per quel determinato artista e per quella determinata musica. Il momento in cui si è lontani dalle scelte promozionali di “spinta” di un singolo o strategie legate alle edizioni dei singoli brani. La musica live è il vero ring in cui sperimentare la qualità che da orecchie distratte si sposta ad occhi attenti a quello che accade.