Com’è cambiato il rapporto con la musica fisica?

Isolati quotidianamente da un paio di cuffie, molto spesso diamo per scontato che la modalità attraverso cui ascoltiamo la musica sia la migliore. Il potere della musica è quello di saper emozionare, ci diciamo spesso. Ma oggi sappiamo emozionarci davvero fino in fondo grazie a questo potere?

Sveglia. Colazione. Lavoro. Un ritmo quotidiano che viene ammortizzato da un inconsapevole click che ci proietta su una quantità di musica che non sappiamo controllare e che probabilmente mai faremo davvero nostra in nome di una modalità usa e getta di passaggio. Il risultato? Nulla rimarrà davvero dentro di noi e nelle nostre librerie.

In tutto questo galleggiare quotidiano con della musica qualsiasi sottofondo, stiamo perdendo il contatto con una parte affascinante della musica: quella fisica.

20 mila lire di benzina, 20 mila lire nelle tasche e, probabilmente, una giornata libera a disposizione. Questi gli ingredienti che si sono frantumati nel procurarsi la musica di un solo album, di un solo artista. Non bastava un click e non bastavano, nel migliore dei casi, 10 euro al mese di abbonamento. Se ti piaceva la musica dovevi prenderti del tempo per sceglierla e Ascoltarla.

Le radio libere. Vere guru per gli appassionati di musica, sempre in cerca delle novità che concedessero una positiva alienazione da quanto accadeva intorno. Tutti con le orecchie incollate e con i motorini in folle, pronti a sfrecciare verso i rivenditori di dischi con la speranza di non sbagliare il colpo.

Bastava un brano che sapesse arrivare al cuore, per salire in sella e procurarsi l’intero disco dell’artista prescelto. L’emozione di scartare un disco impazienti di scoprire se l’album fosse in grado di amplificare l’emozione della canzone passata in radio.

Dimenticate l’immediatezza di un PLAY. Il rito era lungo e l’impazienza era alimentata dalla bellezza di scartare il nuovo LP per scoprire chissà quale diavoleria avesse inventato l’artista nella grafica, quali i musicisti che rendessero il suono meraviglioso e quali le parole che avrebbero raccontato storie e quotidianità.

E poi finalmente il gracchiare della puntina, come il boccone che arriva a decretare il piacere dell’attesa.

Seduti intorno alla colonnina del giradischi, come nei migliori dei riti di gruppo, il silenzio era interrotto solo da luci soffuse e fumo di sigaretta preparatori a commenti di gruppo che non tralasciassero nessun dettaglio. L’impazienza di ascoltare l’amico emancipato che aveva viaggiato per conoscere l’inglese, fonte preziosa che rivelasse il significato di parole sconosciute che brillavano – fra suoni psichedelici – come un pazzo diamante.

E poi arrivò la corsa al passaggio del vinile su cassetta da poter sfoggiare nelle autoradio. Le prime vere colonne sonore per momenti intimi in cui cupido avrebbe fatto tutto il resto in una 600 ben nascosta all’ombra di qualche albero.

Un periodo magico che oggi pare ritornare in voga con la ristampa dei vinili a decretare la vittoria sul precipitare verso freddi CD che hanno accompagnato un paio di generazioni e riempito case di appassionati collezionisti di musica impacchettata in fredde confezioni in plastica.

Una cometa nel panorama dell’importanza della musica fisica che lascia il posto ai primi mp3, contenitori digitali in cui impacchettare solo musica selezionata, imprecando i GB di lasciare ancora un piccolo spazio per un album o una canzone che meritasse di fare compagnia.

E poi le prime piattaforme digitali, esplose in un accesso alla musica incontrollato. Un modo di ascoltare libero, immediato, calzante per ogni situazione. Un modo di accedere alla musica che mette da parte l’attenzione per la qualità in nome di una quantità che stordisce, ma che allo stesso tempo rompe le distanze fra artisti e musicofili.

Un mondo della musica che lascia le porte aperte a tutto a sfavore di una selezione che toccava tutti i 5 sensi: la scelta della grafica, l’odore del cartone, il gracchiare di fondo della puntina, la bellezza di tenere un disco fra le mani.

Ma un accesso così illimitato sarà davvero libertà o rischia di diventare prigione per l’attenzione vera nei confronti dell’arte?