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La musica italiana: palcoscenico di un rosa ancora troppo pallido

No, non è assolutamente facile parlare della figura della donna nella musica italiana. Non in poche righe, non il giorno della loro festa in cui sarà proprio la musica ad accompagnare un pensiero, una riflessione o una dedica a chi da sempre ha rappresentato la fonte principale d’ispirazione per testi, poesie e canzoni, appunto!

Da Mina a Carmen Consoli, dalla Vanoni a Marina Rei, da Patti Pravo a Levante, da Mia Martini a La Rappresentante di Lista, da Nada a Mariantonietta.

Numerose e fondamentali sono state le Donne che hanno arricchito la storia della musica italiana, impreziosendola di brani che, ancora oggi, ci fanno accapponare la pelle.

Ma, tralasciando l’aspetto romantico e sognante, quanto spazio ricoprono oggi le donne nella musica italiana?

La domanda non è di certo di facile risposta, soprattutto se si considerano le sfumature che ne potrebbero derivare. Penso, alle grandi donne che lavorano dietro le quinte di questa macchina così complessa: uffici stampa, manager, autrici e tante altre figure che dipingono – in maniera sempre più crescente – di rosa le pareti della musica.

Penso alle manifestazioni sull’emancipazione della donna, che dovrebbero apparire fuori luogo in un 2019 in cui vantiamo di essere fin troppo avanti. Penso agli stereotipi, ai pregiudizi e alla tutti gli sciocchi commenti che rappresentano, ancora oggi, un tarlo così difficile da annientare nella nostra cultura e che danno vita a spregievoli casi come il Caso Habanero, emerso da un semplice, quanto efficace post sui social di Federico Fiumani, leader dei Diaframma.

Ma senza abbandonarsi ad uno spirito polemico, penso piuttosto ad un lontano Premio Tenco, in cui una giovane Carmen Consoli affermava che ricevere quel riconoscimento è stato un grande onore. Io però aspetto il momento in cui sarò l’ottava a vincerlo, o la quindicesima. Aspetto con ansia il giorno in cui si smetterà di contare quante musiciste sono premiate.

Ecco, ma quindi ad oggi come siamo messi in termini di statistiche?

Facendo un giro in rete, la situazione sembra essere un disastro con dati che ci mostrano come negli ultimi anni la situazione è simile a quella di settant’anni fa in cui le interpreti al femminile rappresentavano e continuano a rappresentare circa il 9% della musica totale italiana. Una situazione che non migliora con la musica ascoltata in streaming.

E con la musica live, vero motore pulsante di un’arte così nobile?

Le donne sembrano anche in questo caso rappresentare la minoranza. Caso più disastroso è il festival più noto della capitale, il Rock in Roma, che nello scorso 2018 ha ospitato nessuna voce femminile difendendosi attraverso la voce del suo ideatore Maximiliano Bucci:

Per noi sarebbe solo un onore avere più artiste donne, ma la nostra line up è formata dagli artisti che possono arrivare al nostro target di pubblico. Abbiamo sollevato il problema anche nel 2016 quando abbiamo realizzato il palco dedicato alla sezione #Theitalianway, lamentandoci per la mancanza totale di nomi femminili”.

Piccoli passi sono stati fatti se si osservano i casi singoli, ma si resta su un piano molto basso che non sfiora il 30%.

Non me ne vorranno i lettori, se ancora una volta la risposta l’affido alla dichiarazione della cantantessa per eccellenza, Carmen Consoli: “La situazione non mi sorprende: per le donne quasi tutto richiede un impiego di energie, di intelligenza, di creatività e una tenacia che non vengono richieste agli uomini. Sul palco salgono donne straordinarie. Ma, appunto, sono straordinarie. Il punto è che troppo spesso una donna deve essere dieci passi avanti rispetto a un uomo per poter trovare il suo spazio”.

Insomma, la faccenda assume delle sfumature incontrollabili e che sfuggono alle possibilità di essere messe in ordine in un solo articolo che ha difficoltà a proporre una soluzione (e forse non ne sarebbe neanche sede).

Un articolo che fra le righe nasconde l’utopia di un piccolo passo nell’evitare in un futuro molto prossimo che le “donne siano incluse solo perchè sono donne e gli uomini siano inclusi perchè sono bravi” (Giulia Blasi).

Stay tuned!