Intervista al Cantautore Misterioso

Chi si nasconde dietro il volto misterioso non è dato saperlo, ma sicuramente c’è tanta ironia, provocazione e divertimento. E allora chi meglio del Cantautore Misterioso per cercare di capire su cosa si fonda e come si sviluppa il rapporto tra la musica, gli artisti, il seguito di fan e i grandi numeri legati alle visualizzazioni?

Una domanda semplicissima, quanto spontanea: come nasce l’idea del Cantautore misterioso?

Ci sono diversi motivi che hanno finito per convergere, in quell’aprile di 2 anni fa. Il principale non posso dirlo perché rivelerebbe dati sensibili, diciamo che in generale era un periodo in cui i video delle cover girl stavano andando molto forte, dall’altra parte nessuna figura maschile sembrava corrisponderle e bilanciarle, quindi ho pensato che avrei potuto infilarmi in questa “mancanza”. In effetti nessuno ne sentiva l’esigenza, ma almeno ci ho guadagnato una certa riconoscibilità.

**vero motivo** mi è apparso in sogno Tommaso Paradiso e mi ha detto “LOVE, io sto per diventare molto famoso, più famoso di Eros Ramazzotti, le cover che la gente mi fa non mi rappresentano, ho bisogno di qualcuno all’altezza del compito”.

Ai più attenti è evidente l’ironia che si cela dietro il tuo personaggio. Giochi molto con il rapporto tra la musica e i social. Punzecchi sulla questione dei like che fanno numero. Ricordando una vecchia puntata di Black Mirror, strutturata proprio sulla visibilità o meno legato ai like, cosa pensi di questo “sistema”?

E’ ESATTAMENTE coma la puntata di Black Mirror. Sotto il livello più superficiale ognuno ha un suo punteggio data dai likes e dal coinvolgimento del proprio “pubblico”. Le interazioni prevalenti sono solo con persone al tuo stesso livello, gli artisti più famosi non ti c****o, quelli sconosciuti ti chiedono cover, il sistema è un po’ crudele e a volta sono un po’ triste, in questo senso l’ironia è un po’ un antidoto al diventare freddi commercialisti di likes, un modo per non aderire completamente al sistema.

“Liberato” e “The Andrè”. Tanto per citare i due progetti più in voga della scena “misteriosa”. Quanto, secondo te, il seguito dei loro fan è legato al prodotto che propongono e quanto legato alla curiosità verso qualcosa di proibito (in questo caso la personalità)?

Diciamo che ci sono due utilizzi della misteriosità: il primo è relativo al creare Hype su un nuovo progetto (penso a I Cani, Gazzelle…), nel secondo caso il mistero diventa un attributo del personaggio, un po’ come una camicia variopinta, la barba da hipster o i tatuaggi sulla faccia. Diciamo che l’effetto principale si ha sul primo impatto, col tempo diventa meno fondamentale. Insomma è davvero importante conoscere un nome e un cognome? Per The André la questione è leggermente diversa, nel suo caso l’anonimato serve a mantenere la sospensione dell’incredulità nel sentirlo cantare con la voce di Fabrizio.

E’ chiaro che anche tu segui questa scia. Qual è la prospettiva dal tuo punto di vista rispetto al seguito di fan che hai?

Per quanto mi riguarda io lo faccio principalmente per avere una facile riconoscibilità in mezzo alle centinaia di canali di cover. Poi ci sono tutta una serie di vantaggi logistici, tipo che non devo essere pettinato in modo carino o particolarmente videogenico. Infine mi aiuta a creare un personaggio virtuale che è più semplice tenere separato dal resto.

La questione cover. Si dice che le cover band permettono alla gente di andare ai concerti di artisti che non possono permettersi. Eppure i costi dei biglietti non sono più così alti. In più, oggi il mercato della musica è cambiato decisamente: pare che chiunque con un semplice programma montato su un discreto pc possa produrre musica e farla circolare. Quindi, è sicuramente molto ampio il ventaglio di accesso alla musica ascoltata e quella “live”. Che ruolo assume una cover in tutto questo panorama?

Cover band e cover boy sono due cose diverse. Le cover band sono una roba piuttosto malvagia, ma non credo molto nel discorso “noi gruppi che facciamo canzoni nostre non troviamo date perché i locali fanno suonare cover band”, se non trovate locali è perché fate schifo forse, anche perché di solito si tratta di tipi di locali e tipi di pubblici diversi.

I cover boy invece non sono musicisti, ma YouTuber, è leggermente diverso, ok qualcuno fa concerti a volta me è una roba sporadica (io quando lo faccio mi sento un po’ in colpa). Di base, appunto perché l’offerta musicale è sempre più ampia, il nostro ruolo è proprio analogo a quello di una “radio”. Noi proponiamo e selezioniamo canzoni, ma con la vostra voce a fare da ponte e facilitare/guidare l’ascolto verso qualcosa di nuovo.

Penso a Mina che se non avesse coverizzato “La canzone di Marinella” non avrebbe fatto sbocciare un timido Fabrizio De Andrè…

Amo De André, ma chissà se senza l’etichetta del padre e la conseguente cover di Mina avrebbe raggiunto lo stesso successo…

Ma poi se ci pensi De André stesso nasce come cover boy di Brassens, Cohen e Dylan. Alla fine io e lui siamo molto simili, lui era stufo delle cover di Rita Pavone e allora ha iniziato a cantare.

Secondo te, oggi ci si affeziona di più alla qualità del prodotto musicale o al “personaggio”? Se ci si affeziona al personaggio, allora si potrebbe dire che la qualità della musica non conta – affossando chi magari di qualità ne ha tanta e non emerge – . Se ci si affeziona al prodotto, è un affetto comandato da algoritmi Spotify?

Dipende dalla scena. Se ci focalizziamo sull’it-pop assolutamente sì, la produzione musicale è praticamente allo stesso livello e molti artisti sono l’uno il clone dell’altro. In questo contesto, un po’ come le compagnie telefoniche che hanno bisogno di testimonal famosi per distinguersi, dato che propongono tutte lo stesso tipo di servizi, l’essere un personaggio è fondamentale. Mettici pure che l’utilizzo di Instagram crea un legame diretto con la vita dell’artista, mostrando quotidianamente il suo personale punto di vista sulla realtà. Calcutta in questo è fortissimo, ti canta la pubblicità di “infissi nettunense” e la fa diventare virale.

Grazie!

Grazie a te