Interviste

Intervista a Roberto Sburlati

Co-fondatore di Libellula nel 2009 e di Ronzinante nel 2013. Vincitore del Premio De Andrè nel 2014. Direttore artistico della rassegna Indi(e)avolato dal 2009 e del locale astigiano Diavolo Rosso: Roberto Sburlati.

L’abbiamo incontrato per fargli alcune domande sul modo in cui si muove la musica oggi.

Roberto Sburlati: chi la musica l’ascolta da appassionato, chi la suona e chi la “muove” (Libellula Music, Ronzinante, Vertigo). Con una prospettiva esterna, qual è il fil rouge che tiene insieme queste tre parti di te?

Penso che alla base di tutto ci sia stata, ci sia – e mi auguro rimarrà – la passione per la musica. Negli anni ovviamente si aggiungono altri fattori come l’ambizione personale, la ricerca di soddisfazioni professionali ed economiche. Componenti decisamente meno romantiche, me ne rendo conto, ma per quel che mi riguarda importanti quanto l’amore per la musica.

Senza entrare nei tecnicismi del tuo lavoro di booking, ad oggi come reagiscono i locali a cui proponi i gruppi di Ronzinante e di Vertigo? Qual è, secondo te, la sfida più grande di chi accetta di far suonare in casa propria gruppi emergenti?

Presupposto fondamentale: proporre gruppi emergenti e proporre gruppi diciamo “già emersi” sono quasi due lavori diversi, con diverse responsabilità e diverse criticità.

Proporre e cercare di far crescere gruppi emergenti è una sfida impegnativa per tutti, per chi li propone, per chi li fa suonare e soprattutto per la band stessa. Personalmente evito il “booking a tappeto”, studio il progetto musicale e cerco di proporlo in luoghi che mi sembrano adatti, cercando di spiegare al gestore/direttore artistico il perchè sto proponendo proprio quella band a lui e non altre. Ci vuole tempo e pazienza, per questo non ho mai seguito troppe band contemporaneamente.

Far esibire  una band emergente nel proprio locale è un rischio artistico ma soprattutto economico, questo non va mai dimenticato. Personalmente trovo che i piccoli club che sanno sostenere questo rischio al meglio sono quelli che hanno capito due concetti fondamentali: 1- Da una band che costa 250 euro puoi pretendere che faccia un bel concerto, ma non che ti riempia il locale di fans. Le band con molti fans costano di più. 2- Un piccolo club deve crearsi un pubblico a prescindere dalle proposte artistiche, deve quindi essere in qualche modo accattivante a prescindere. Non è facile ovviamente: avere un bravo barman, offrire cibo di qualità, rendere il proprio club esteticamente gradevole e accogliente per esempio può aiutare.

Siamo un gruppo emergente. Qual è il grande vantaggio e quale il più grande svantaggio di affacciarmi al mondo della musica oggi?

Il vantaggio è che la vostra musica può essere raggiunta da tutti in modo semplice e diretto. Lo svantaggio è che lo stesso discorso vale anche per le altre band. E le altre band sono davvero tante.

L’obiettivo di un gruppo è farsi conoscere il più possibile. Quali sono secondo te le “strategie” migliori per arrivare agli ascoltatori? Molto più semplicemente: cosa dovrei fare per farmi “procacciare” senza sperare di diventare un algoritmo funzionante di Spotify?

Sono convinto che ci sono un insieme di ingranaggi che devono funzionare tutti contemporaneamente e in maniera coordinata. Un ufficio stampa che sa valorizzare il tuo progetto, delle campagne ADV ben indicizzate che sappiano far arrivare la band alle persone giuste attraverso i social, un’attività live ben organizzata. Neanche tutte queste cose insieme possono funzionare se alla base non c’è un contenuto artistico che piace alla gente. Alla fine chi ascolta musica decide. Ed è giusto così.

Da una parte Roberto Sburlati, nel 2014, vince un importante Premio De Andrè, dall’altra un ragazzo di nome Flavio Pardini, lavora in una pizzeria romana e diventa il fenomeno Gazzelle. Quale meccanismo muove e smuove certe dinamiche? Cosa ne pensi?

Vedi risposta precedente. Evidentemente Gazzelle piace di più alla gente. Non c’è alcun meccanismo, funziona così. Ma sono abbastanza sicuro che, al di là dei suoi trascorsi, se facciamo una gara a chi fa la pizza più buona vinco io!

Dieci anni di Libellula Music. Cosa è cambiato nel modo di approcciarsi alla musica?

E’ cambiato tutto. I dischi fisici non servono più, la stampa specializzata ha sempre meno peso, le piattaforme streaming rendono accessibile tutta la musica del mondo a tutti. Abbiamo iniziato a lavorare in questo mondo nel mezzo di una rivoluzione. E non c’è rivoluzione senza crisi e sofferenza. Non so se il peggio sia passato o meno, di certo tutti abbiamo capito che il nostro lavoro è cambiato, e ci stiamo adeguando

…e  nel modo di approcciarsi all’artista in sè?

Spesso sento dire che gli artisti di oggi sono più concentrati sulla loro immagine social che sulla loro arte. La verità è che 20 anni fa si diceva la stessa identica cosa, semplicemente invece dei social c’erano la Tv e i rotocalchi. Di certo la società liquida rende possibile (almeno apparentemente) un dialogo in qualche modo più diretto tra artista e fanbase, umanizzando di più la figura del musicista famoso. Non so se sia meglio o peggio. A me la figura dell’artista “divo inarrivabile” affascina comunque di più… ma sono vecchia scuola!

…dal punto di vista di chi ascolta e “si procaccia” musica?

Da ragazzino se volevo ascoltarmi un disco dovevo spendere 20 euro (prima 20 mila lire) per comprarlo. Quindi dovevo procurarmi 20 euro e leggere le recensioni per evitare di spenderli a caso prima di avere il disco in casa e poterlo ascoltare. Ovviamente davo a ogni singola traccia del disco, alla copertina, al packaging e ai ringraziamenti sul libretto un valore diverso. Non ci sono cazzi.

Ma alla fine di tutto, “chi salverà la musica”?

I bravi musicisti, i bravi addetti ai lavori, i ragazzi che ascoltano musica e che vanno ai concerti. A salvare la musica ci penseranno tutti coloro che grazie alla musica si salvano ogni giorno!

Grazie Roberto!

Grazie a te!

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